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La Nona Casa di Leigh Bardugo

  • Immagine del redattore: Francesca
    Francesca
  • 14 dic 2022
  • Tempo di lettura: 2 min


Conosco Leigh Bardugo. Amo il suo stile, ma la temo perché non sempre mi lascia soddisfatta con le sue storie. Motivo per cui la affronto sempre “con riserva”, ma stavolta mi ha talmente coinvolta che non sono riuscita ad allontanarmi da questo libro.


La storia parla di Alex e della sua inspiegabile presenza a Yale: in mezzo a giovani promettenti e di buona famiglia, lei arranca per trovare il suo posto dopo una vita difficile, fatta di traumi e scelte sbagliate. È il suo dono, ad averla portata lì: Alex infatti può vedere i fantasmi, i “Grigi” e la Lethe, che supervisiona tutto il soprannaturale che viene praticato nella prestigiosa università, ha bisogno di una con la sua capacità. È Darlington, il suo tutore dell'occulto, a farle strada in questo mondo a cui lei non appartiene ma a cui vuole aggrapparsi a ogni costo. Ma un omicidio di una giovane ragazza, Tara, metterà in discussione tutto quello che pensava di volere.


La Nona Casa si presenta con una narrazione intrecciata: due punti di vista si alternano – quello di Darlington e di Alex – e ci portano in tempi diversi, pochi mesi di distanza l'uno dall'altra. Darlington ci narra gli eventi dall'arrivo di Alex a Yale, Alex invece segue le tracce dell'omicidio di Tara. Questo ci porta a farci un'idea molto confusa di cosa sia successo e di cosa stia succedendo, ma lentamente i pezzi del puzzle vanno al loro posto e, insieme al quadro completo, il libro cambia completamente ritmo.


I protagonisti di questa storia sono gli emarginati: tutti i personaggi principali paiono, a loro modo, fuori posto. Oltre ad Alex, anche Darlington cerca furiosamente un mondo altro e ideale per distaccarsi dalla sua realtà fatta di una casa vuota e solitudine; la Dawes è sempre isolata dalle sue cuffie e dalla sua tesi; persino il detective Turner vive in un limbo tra il mondo reale e il mondo magico, senza avere la forza di affrontare quest'ultimo. Inoltre, i buoni non sono poi così buoni, e sono stanchi, stufi di essere sacrificabili e calpestati: Alex non si arroga mai l'ipocrisia di essere un'eroina, ma porta avanti la sua morale con la violenza della sua esistenza. A causa di un evento specifico, si ribella alla versione inibita di sé stessa e subisce un'inversione che la porta a rivendicare la sua sofferenza, ma soprattutto la sua capacità da cui ha sempre cercato di scappare.


Ci sono difetti? Sì, ma è talmente bello questo libro che sono spariti tra la rabbia dei personaggi e la giustizia che mai arriva per chi non ha già il privilegio. Consigliatissimo, anche per chi non ama il genere dark academia (che io apprezzo solo a piccole dosi!).



 
 
 

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